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La Guardia costiera statunitense monitora la nave spia russa Kareliya vicino alle Hawaii

La Guardia costiera statunitense ha annunciato di aver rilevato alla fine di ottobre una nave da intelligence della Marina russa di classe Vishnya, la Kareliya, in operazione appena al largo della costa delle Hawaii. Un aereo da pattugliamento HC-130 della Guardia costiera e il cutter William Hart sono stati inviati per seguire l’unità, che ha stazionato a circa 24 km da Oahu, vicino al limite delle 12 miglia delle acque statunitensi. La presenza della Kareliya così vicino alle coste americane, pur trovandosi tecnicamente in acque internazionali, ha sollevato preoccupazioni di sicurezza per le sue note capacità di intelligence dei segnali. Geograficamente, questo incidente ha portato la minaccia marittima ibrida della Russia nel dominio indo-pacifico, dimostrando una portata globale: gli accessi alle Hawaii sono a migliaia di chilometri dall’Ucraina, eppure sono diventati un palcoscenico per l’attività russa nella zona grigia. Sul piano tipologico, si tratta di un’intrusione marittima da parte di una nave per la raccolta di intelligence, non di una nave da guerra che spara armi, ma di un’unità attrezzata per spiare installazioni militari e cavi sottomarini. La dinamica mostra una provocazione deliberata ma legale: restando appena fuori dalle acque territoriali statunitensi, la Kareliya ha evitato una violazione della sovranità costringendo al tempo stesso gli Stati Uniti a una prolungata operazione di monitoraggio. La Guardia costiera, agendo in conformità con il diritto internazionale, ha seguito la nave russa per settimane e ha affermato che le navi militari straniere possono transitare liberamente oltre le 12 miglia nautiche. Tuttavia, questo raro avvistamento così vicino alle Hawaii, dove si trovano sensibili strutture del comando del Pacifico, è stato interpretato come segnalazione ibrida. Washington non ha denunciato un attacco informatico attivo o un sabotaggio, bensì una persistente ricognizione strategica volta a mappare le difese e i tempi di risposta degli Stati Uniti. Il Comando indo-pacifico degli Stati Uniti ha aumentato le pattuglie di consapevolezza del dominio marittimo intorno alle Hawaii e ha evidenziato pubblicamente l’incidente.

Evento
2025-10-29
Pubblicazione
2025-10-28T23:00:00Z
Prima osservazione
2026-09-24T06:09:10.079Z
Stato revisione
Non valutato
Paesi
US
Aggiornato
2026-09-27T23:56:59.668Z

Punteggi E/M/R/S

  • EEsistenza0/4 · Non valutato
  • MIntento0/4 · Non valutato
  • RLegame con attore russo0/4 · Non valutato
  • SResponsabilità dello Stato russo0/4 · Non valutato

Fatti

Nessun fatto

Fonti

  1. Ruolo
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    Data
    2025-10-28T23:00:00Z

    The U.S. Coast Guard announced it had detected a Russian Navy Vishnya-class intelligence ship, the Kareliya, operating just off Hawaii’s coast in late October. A Coast Guard HC-130 patrol aircraft and the cutter William Hart were dispatched to track the vessel, which loitered about 24 km from Oahu – near the 12-mile limit of U.S. waters. The Kareliya’s presence so close to American shores, while technically in international waters, raised security concerns due to its known signals intelligence capabilities. Geographically, this incident brought Russia’s hybrid maritime threat into the Indo-Pacific domain, demonstrating global reach: Hawaii’s approaches are thousands of kilometers from Ukraine, yet became a stage for Russian grey-zone activity. In typology, it’s a Maritime intrusion by an intelligence-gathering ship – not a warship firing weapons, but a vessel equipped to spy on military installations and undersea cables. The dynamics show a deliberate yet legal provocation: by staying just outside U.S. territorial seas, the Kareliya avoided a sovereignty breach while forcing the U.S. into a sustained monitoring operation. The Coast Guard, “acting in accordance with international law,” shadowed the Russian ship for weeks and affirmed that foreign military vessels may transit freely beyond 12 nautical miles. Nonetheless, this rare sighting so near Hawaii – where sensitive Pacific command facilities reside – was interpreted as hybrid signaling. Washington did not allege an active cyber or sabotage attack, but rather persistent strategic reconnaissance aimed at mapping U.S. defenses and response times. The U.S. Indo-Pacific Command increased maritime domain awareness patrols around Hawaii and publicly highlighted the incident.