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La Moldavia segnala un massiccio cyberattacco contro l’infrastruttura elettorale e accusa attori legati alla Russia.
Il Servizio per la tecnologia dell’informazione e la cybersicurezza della Moldavia (STISC) ha annunciato di aver bloccato una serie di cyberattacchi contro la propria infrastruttura per le elezioni parlamentari, compresi il sito web della Commissione elettorale centrale (CEC), i server cloud usati per l’elaborazione elettorale e i seggi di voto della diaspora all’estero. Gli attacchi avrebbero coinvolto massicce ondate di distributed denial-of-service (DDoS) - una campagna ha registrato oltre 16 milioni di tentativi automatizzati di sessione - mirate a degradare la disponibilità di sistemi elettorali statali chiave pochi giorni prima del voto. Sebbene il governo abbia attribuito l’attività ad „attori stranieri“ e individuato schemi collegati a gruppi di hacker legati alla Russia, l’attribuzione formale allo Stato russo non è stata divulgata completamente. L’interruzione interessa la regione della capitale nazionale della Moldavia e le sue reti di diaspora/voto all’estero, mostrando come le minacce ibride possano estendersi oltre i confini territoriali immediati. Le dinamiche della guerra ibrida sono chiare: prendendo di mira il processo elettorale anziché asset cinetici, attori avversari cercano di minare la legittimità democratica, erodere la fiducia nelle istituzioni e imporre oneri difensivi a uno Stato alleato o candidato più piccolo.
Punteggi E/M/R/S
- EEsistenza0/4 · Non valutato
- MIntento0/4 · Non valutato
- RLegame con attore russo0/4 · Non valutato
- SResponsabilità dello Stato russo0/4 · Non valutato
Fatti
Nessun fatto
Fonti
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- Ruolo
- discovery_lead
- Data
- 2025-09-27T22:00:00Z
Moldova’s Information Technology and Cybersecurity Service (STISC) announced it had blocked a series of cyber-attacks targeting its parliamentary election infrastructure, including the website of the Central Electoral Commission (CEC), cloud servers used for election processing, and overseas diaspora voting stations. The attacks reportedly involved massive distributed-denial-of-service (DDoS) waves—one campaign registered over 16 million automated session attempts—aimed at degrading availability of key state electoral systems just days before the vote. While the government attributed the activity to “foreign actors” and found patterns connected to Russian-linked hacking groups, formal attribution to the Russian state was not fully disclosed. The disruption spans Moldova’s national capital region and its diaspora/voting networks abroad, illustrating how hybrid threats can reach beyond immediate territorial borders. The hybrid-warfare dynamics are clear: by targeting the electoral process rather than kinetic assets, adversarial actors seek to undermine democratic legitimacy, erode trust in institutions and impose defensive burdens on a smaller allied or candidate state.